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salvatoredefalco
Sognando un mondo diverso.

12 aprile 2008
L'ultima Sfida
L'ultima sfida con gli ultimi attacchi sono stati sferrati ieri sera a Matrix in onda su canale 5. Prima Walter, poi Silvio hanno raccontato all'Italia i loro programmi.
Io sono stato a guardare, ho letto i messaggi che mandavano, ho guardato i gesti e le loro movenze.
Nei 2 leader sono rappresentate le 2 Italie, quelle contrapposte. Nelle parole e neli gesti di Veltroni c'è l'Italia della speranza, quella che non smette mai di sognare. Ci sono i programmi di chi vuole cambiare davvero l'Italia, con punti snelli e spiegazioni elementari, soprattutto un modo di parlare che ti lascia a bocca aperta. Perchè Walter vuole entrare nel cuore degli italiani, vuol farci innamorare dei suoi sogni, vuole chiudere le porte col passato. L'italia ne ha bisogno.
Dall'altro lato c'è Silvio. Solo a guardarlo mette tristezza. E' arrivato ad oltre 70 anni sempre con lo stesso vestito blu, con i capelli tirati a lucido come se fosse il marito di Barbie (ndr Ken) cerco di scorgere nei suoi occhi quella speranza che ha contraddistinto Walter per tutta la durata della sua intervista. Silvio invece non porta nulla nei suoi occhi. Solo vuoto, odio e dissenso. Si presenta nello studio con un foglio, scritto mentre Walter entrava nel cuore degli italiani col suo SE PO FA. Un foglio ricco di odio e giustifiche. Si pensi che ad un certo punto Silvio dice:  NON MI CHIAMA NEPPURE PER NOME. La scena più strepitosa ce la regala quando alla fine della lettura di quel foglio con un pugno si batte sullo sterno e dice: "CE L'AVEVO TUTTO QUI". L'uomo di Arcore si appende a specchi che stanno ormai crollando, vorrebbe poter rifare la sua campagna elettorale perchè sa di averla sbagliata tutta: dai fucili di bossi, alle offese al Nostro Presidente della Repubblica. Passando per la mancanza di rispetto nei confronti di tutte le istituzioni. Per ultimo contro la Magistratura: "Hanno bisogno di test attitudinali".
Leggo nei suoi gesti, e nelle sue parole lo sconforto di chi sa che la sua ora è ormai segnata.
Stamattina aprendo un sito di news: BROGLI ALL'ESTERO, SPUNTA IL NOME DI DELL'UTRI. Sono profondamente deluso. Attaccano l'Italia intera, e poi ........!

Caro Walter adesso tocca a te, siamo stufi di queste pagliacciate. C'è bisogno di una persona che con stile rimargini le nostre ferite.


IO CREDO NEL PARTITO DEMOCRATICO
25 gennaio 2008
CHE VERGOGNA!
CHE VERGOGNA

il capo dei mastelliani tale sen. Barbato mentre insulta ed umilia il sen. Cusumanno



Tutto quello che Barbato ha messo in scena nell'aula del "Senato della Repubblica", non in un circolo ricreativo nè ad una sagra del vino, è il chiaro messaggio che deve farci riflettere.
CHI MANDIAMO A RAPPRESENTARCI?
Domani queste immagini faranno il giro del mondo, e ancora una volta l'immagine dell'Italia verrà infangata.
Tutto questo per colpa dei soliti papponi che campano grazie ai nostri voti.
Mastella da domani sarà nuovamente al fianco di Berlusconi, e mi accingo a concludere questa breve parentesi dedicata alla vergogna e allo sdegno con una citazione di un comico napoletano:
"Mastella? una volta sta con Prodi, l'altra con Berlusconi. Da destra poi torna a sinistra e viceversa... Nè Mastè ma sì n'omm o nu tergicristallo?"

Che vergogna.

25 gennaio 2008
Romano il Guerriero è caduto. Povera Italia
Stavolta è finita sul serio. Il "guerriero", come l'ha orgogliosamente ribattezzato Diliberto, si è arreso. Triste destino, quello di Romano Prodi. L'unico leader politico di centrosinistra che riesce a vincere contro Silvio Berlusconi per ben due volte, ma per una ragione o per l'altra non riesce a governare per più di 600 giorni. Il Professore ha combattuto fino all'ultimo, ridando uno straccio di orgoglio e un briciolo di dignità a quel pezzo di coalizione che l'ha sostenuto fino all'ultimo. Ma al Senato, il suo vero Vietnam, nulla ha potuto contro il "fuoco amico" dei proto-comunisti alla Turigliatto, dei soliti trasformisti alla Mastella, degli pseudo liberisti alla Dini.

Romano si è fermato a Ceppaloni. Si compie così il destino di un governo che ha finito per pagare un prezzo di immagine e di credibilità molto più alto dei suoi effettivi demeriti. Il risanamento dei conti pubblici in appena un anno e mezzo è un risultato vero, che già di per sé basterebbe a considerare tutt'altro che inutile la pur breve e rissosa stagione del "prodismo da combattimento".

Certo, Prodi ha commesso molti errori. Se dopo il voto della primavera 2006 avesse accettato l'idea di non aver stravinto una tornata elettorale sostanzialmente pareggiata, e avesse lasciato all'opposizione la presidenza di almeno un ramo del Parlamento, oggi forse racconteremmo un'altra storia. Se avesse saputo mettere in riga giganti e nanetti dell'Unione in conflitto permanente effettivo con la stessa grinta sfoderato in questi ultimi tre giorni di crisi, oggi forse non sarebbe caduto per mano dei suoi stessi alleati.

Se avesse compreso fino in fondo la strumentale irriducibilità della scelta ribaltonista consumata dalle truppe mastellate e dal manipolo diniano, oggi forse ci avrebbe risparmiato lo spettacolo, indecente per gli eletti e umiliante per gli elettori, di un Palazzo Madama trasformato in osteria, tra insulti, sputi e bocce di spumante.

Ma l'uomo è così. Alla fine ha prevalso la linea del "meglio perdere che perdersi". Meglio affrontare la sconfitta a viso aperto, offrendo in pasto al Paese il nome e il cognome dei congiurati che uccidono il governo, e degli sciagurati che hanno reso ingovernabile l'Italia, architettando alla fine della scorsa legislatura una riforma elettorale vergognosa che proprio ieri ha prodotto l'ultimo, insostenibile corto-circuito: la fiducia alla Camera, la sfiducia al Senato. Ora che il ciclo di Prodi è finito, quello che comincia è un'avventura in una terra incognita. È quella che Giulio Tremonti definisce la "crisi perfetta", quella dove nessuno controlla niente, e nessuno capisce come se ne possa uscire.

Sul terreno politico-istituzionale restano solo macerie. Per il Professore un reincarico è impensabile. Per un governo tecnico-istituzionale alla Marini i margini sono strettissimi. Per il centrosinistra non si vedono sbocchi unitari: la Cosa Rossa di Bertinotti e company riconquista l'allegra e irresponsabile adolescenza del non-governo e delle mani libere, il Pd di Veltroni sostiene il costo più alto precipitando nel baratro del governo, e rischiando di veder trasformata la sua legittima "vocazione maggioritaria" in una traversata nel deserto incerta e solitaria.

Per il centrodestra, in mille pezzi solo fino a due settimane fa, quando le mura della Casa delle libertà erano crollate sotto i colpi di piccone della "rivoluzione del predellino" del Cavaliere, si rivede invece un orizzonte unitario. E soprattutto si riapre la strada per Palazzo Chigi. Sarà difficile se non impossibile, perfino per il presidente Napolitano, fermare la "macchina da guerra" berlusconiana, che l'uomo di Arcore vuole lanciata a folle corsa verso il voto anticipato. Con tanti saluti alla crisi dei salari, al tracollo dei mercati, al referendum di Segni e Guzzetta. Sta per cominciare, temiamo, tutto un altro film. Berlusconi Tre. La vendetta. O l'eterno ritorno. Con la stessa legge elettorale, la "porcata" di Calderoli, che ha massacrato il sistema repubblicano. Con un'altra armata Brancaleone, che andrà dal neo-fascista Tilgher al catto-populista Mastella, incrociando l'eversore padano Bossi e forse lo stesso "traditore" toscano Dini. Con l'ennesima accozzaglia di mezzi partitoni e di micro-partitini che, per garantirsi la sopravvivenza, non esistano a tenere in ostaggio un'intera nazione.
Povera Italia. Meritava di più.
18 gennaio 2008
Chist_è_ò_Paes_dò_Sole
Passeggio per Napoli, è un pomeriggio freddo c'è molto vento. Ovunque mi giro ci sono cumuli di spazzatura. Mi viene da Piangere. La mia città in questi giorni, scusate, da parecchie settimane è sotto l'occhio mediatico. I problemi relativi allo smaltimento dei rifiuti ci stanno segnando, all'estero ma soprattutto nel resto d'Italia se ne vedono di tutti i colori. Ultimia offesa arrecata al popolo partenopeo? Venezia. Le agenzie turistiche e tutte le città d'arte del veneto, per non lasciar fuggire i tanti turisti hanno concepito uno slogan al quanto simpatico che ci vede come al solito protagonisti: NOI NON SIAMO NAPOLETANI. Bè tutto questo per dire: TRANQUILLI NOI NON ABBIAMO SPAZZATURA.
Prima bossi (lettera minuscola), a seguire Bassolino e Iervolino poi il Veneto. Quanto fango in faccia. Povera Napoli.
Prodi subito dopo essere stato eletto promise ai napoletani addirittura la Luna. Disse che avrebbe creato posti di lavoro, abbassato le tasse e avrebbe risolto i tanti problemi che affligono il territorio partenopeo.
Sono passati circa 600 giorni, quasi due anni: la gente per strada che sciopera è aumentata, pensate che ogni due giorni per le vie di Napoli c'è una protesta legata alla chiusura di qualche azienda. La criminalità non si è placata anzi sono aumentati addirittura i morti. Ed infine? L'immondizia. Inutile parlare di quello che aveva promesso.
Mi duole solamente far notare ai miei lettori che Mister Prodi quando il problema stava cominciando a prendere forma non ha provveduto a far rientrare l'allarme. Si è preoccupato solo in parte, quando eravamo invasi dalla spazzatura, a far togliere dall'esercito le mega tonnellate di pattume dalle nostre strade. E' normale che nessuna regione italiana vuole la nostra immondizia. Molto prima della chiusura dei siti di stoccaggio invece di andar a smobilitare Pianura, se avesse provveduto a smistare la "munnezza" per le altre regioni, di certo qui le cose oggi stavano decisamente meglio.
In ogni caso amici cari, la UE per la fine di gennaio prenderà una drastica decisione: multarci! Prepariamoci a sborsare tutti insieme 750.000 euro al mese visto che nessuno di noi è stato capace di rimediare al problema monnezza.
Tasse: aumenti di energia elettrica, acqua, gas... la RAI, benzina, tra poco l'ICI, in vista.. quello della spazzatura...? PRODI HAI FALLITO VAI A CASA.
Scusate se ho citato solo una volta Bassolino e Iervolino, ma ho parlato già troppo di MUNNEZZA in questo mio post.
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